Padureanca\The forest woman è un racconto psicologico, chiamato anche DRAMMA DELLA SCELTA, l'opera fu pubblicata per la prima volta sul giornale Tribuna a Sibiu, nel 1884. Si inspira a eventi reali,come l'epidemia di colera del 1873, quando lo scrittore perse entrambi i genitori. Libro di Pubblico Dominio. Autore IOAN SLAVICI

Fai tre volte il segno della croce e di" che Dio mi aiuti " quando varchi la soglia di casa, o per uscire o per entrare, perché il mondo è un invenzione del caso, e la storia è fortuna o sfortuna,  e nessuno sa se il giorno che inizia sia buono o cattivo,  ne se i propositi se concretizzerano.



Ma Busuioc, il riccone, era un uomo che sapeva quello che voleva. Con la volontà, con il lavoro, con intelligenza, era diventato un contadino che arava con quattro aratri dieci giorni di fila e seminava la terra solo con chicchi di grano selezionato, e poteva sentirsi degno di fare cose che altri non pensavano nemmeno di poter osare. Il colera era apparsa nel paese e Busuioc non voleva ne anche saperlo. Il colera durante il raccolto?! Non ci voleva nemmeno pensare ora. Aveva quaranta acri di terra coperta di grano. ; colera, non colera doveva raccogliere il grano entro tre giorni. 
E da molti sarebbe scosso ogni anno e anche di più per anni e anni di seguito se non fosse stato per le braccia dei contadini affamati. 

Con l'avvicinarsi il tempo del raccolto, le foreste iniziano a muoversi capanna per capanna, villaggio per villaggio, si radunano, i montanari iniziano a scendere a vale verso l'ampia pianura, e in pochi giorni tutto quanto nel luogo da Mures alle parti di Oradea e fino ai sorgenti di Crişu non rimane più nessuno nei villaggi, solo i vecchi indifesi, le donne anziane e bambini minori; la sete di vita gli prende e gli conduce tutti alla grande festa che si tiene una volta ogni anno per la distribuzione del pane quotidiano. 

Ora le autorità hanno interrotto questa celebrazione: era stato annunciato nei villaggi con il tamburo, e nell'udienza della gente riunita in chiesa, che a nessuno era permesso lasciare il confine del suo villaggio, né ricevere persone da altri villaggi. 

"Voglio vedere chi mi impedisce di raccogliere i frutti del mio lavoro!" gridava Busuioc. Pura follia!

Da quando le autorità hanno il potere di fermarci tutti?! Non ci hanno pensato?! " In una mano c'è; beh, vuoi morire di fame?" E nell'altra: " stai attento a non prendere il colera!" Meglio il colera. Se mi è datto che devo morire di colera, morirò di colera! è scritto è scritto; non è scritto, non è scritto, e buona salute. 

Ma Busuioc si è fatto i conti: tutto ciò che doveva fare era mettere i suoi cavalli ai carri, andare nei boschi a prendere dei contadini, e poi avrebbe voluto sapere chi era, un uomo di Curtici, che avrebbe osato parlare. 

"Papà, vado io," disse suo figlio Iorgovan. 

Busuioc non parlava molto con le persone, e una delle persone con cui non parlava in particolare era suo figlio,  Iorgovan. 

Iorgovan era certamente, più giovane di suo padre, ma proprio perché era più giovane e perché aveva come padre a Busuioc il riccone, aveva imparato di più nella sua vita ed era anche un po' più bravo: così si sentiva Iorgovan,  Busuioc lo sapeva, e nel suo cuore era contento. Iorgovan aveva frequentato le scuole di Arad per cinque anni; doveva diventare "signore ", perché i soldi gli aveva, e Busuioc sognava il regno di suo figlio per intere notti, e non aveva motivo di non sognare, perché suo figlio era un bravo scolaro. Una mattina, tuttavia, si lo ritrovo a casa. 

" Papà, ho pensato di arare anch'io " le aveva detto allora. 
Busuioc lo guardò a lungo, riflette per un po', poi gli chiese: 
" Vuoi essere un contadino come me; perché non me l'hai detto prima?"
"Perché pensavo " rispose Iorgovan. " Se glielo chiedo, so che non lo accetterà " se lo faccio,  so che sarà dispiaciuto, e se aspetto finché non ci pensa, temo che la  voglia mi passa. "

"Giusto!- aveva pensato Busuioc tra lui e lui- meglio un bravo aratore che un boiardo qualunque. "

Ma Busuioc era un uomo sposato, lui uno e con sua moglie due, e sua moglie aveva un fratello, il prete di Socodor, aveva anche una sorella, la sacerdotessa di Otlaca, aveva cugine e cugini, ed è difficile avere molti parenti e avere paura dell' loro giudizio. 

E non sa come tenere sotto controllo suo figlio: questo è ciò che Busuioc non avrebbe voluto raccontare di lui ai parenti di sua moglie, perché anche lui aveva parenti, e si arrabbiavano quando i parenti da parte di sua moglie dicevano cose cattive, e poi si arrabbiavano anche quelli quando sapevano che si erano arrabbiati quest'altri, fatto sta che Busuioc a corso per un anno da uno all'altra per farli fare la pace. 

Ma andrò dal prete, perché il prete era il più intelligente di tutti. 
"Lascialo fratello! ha detto il prete- che lo sa lui che cosa vuole il suo cuore!"

Da allora, Iorgovan sta zitto, fa e aspetta che suo padre sia contento, e Busuioc è un padre ed è contento anche quando ha poche ragioni. 

Tuttavia ora Busuioc deve pensare. 

Di tanto in tanto suo figlio era più saggio; ma ora non era una questione della mente, ma di sapere, e anche il sapere, lui, il padre, ne sapeva di più. Conosceva a tutti e tutti lo conoscevano; non gli viene mai in mente che qualcuno si sarebbe fatto da parte quando dirà: " Sono Busuioc da Curtici ". Giusto! Nessuno si farebbe da parte; ma Iorgovan era più di lui: il figlio di Busuioc!

"Bravo ragazzo, ma fai attenzione " disse il padre. 

E non sarebbe male se Iorgovan,  come altre volte, fosse stato governato solo dal pensiero che per una volta farà contento il suo vecchio. 

Era giudizioso Iorgovan; ma la mente è anche secondo i tempi e circostanze; il ragazzo aveva vent'anni, e specialmente durante il raccolto sarebbe stato completamente innaturale per i suoi vent'anni, che non gli avrebbe passato per la testa, anche se solo come un lampo, un pensiero giocoso. 

Il raccolto era una festa e Iorgovan voleva essere lui a scegliere i lavoratori, i mietitori, i leganti e le ragazze che passano lungo il solco per raccogliere il raccolto dietro ai mietitori. 

L'altro anno è stato meraviglioso: i ragazzi erano bravi anche al lavoro anche per parlare, una cornamusa e due violinisti; le ragazze erano una più bella dell'altra, così che per tutto inverno Iorgovan ha sognato solo il raccolto. 

E in mezzo ai mietitori c'era Simina, la figlia del coltivatore di Zimbru, la pensava sempre, e non appena pensava a Simina, passava con il pensiero dalla raccolta alla semina e dalla semina alla raccolta dei vigneti, perché Simina non se ne andata fino a quando vino non era bollente. A casa di Busuioc c'è sempre lavoro per Simina, per suo padre e per altre due tre persone che erano persone di parola. 

Ma con Simina, Iorgovan non voleva essere scoperto, era quello che aveva pensato da molto tempo. Allora era uscito un po' troppo fuori di testa; èstato meglio che se ne andata. 

È non importa, per tutte le volte che pensava a lei, si rimproverava di non averla baciato nemmeno una volta. 

Non era un ragazzo timido, e dai primi giorni voleva farlo.

"Sai che ti sto lasciando volentieri " gli aveva detto allora; "perché vuoi farlo con la forza?"

Da quel momento in poi non ha voluto più baciarla, e ora, un anno più grande,  gli dispiaceva che non ha voluto farlo, e ora non voleva affrontarla, perché il peccato non lo spingese a farli vedere che può, è se vuole, anche di più. 

Ma Iorgovan non pensava a Simina, ma solo a una specie di Simina, che va e viene e lascia dietro di lei solo un breve riccordo. 

Ma a Busuioc non gli passa neanche per testa, e quando Iorgovan ha fatto per tre volte il segno della croce e ha detto "che Dio mi aiuti!", il padre ha pensato ai suoi quaranta acri, e il figlio alla mietitura. 

-" Che Dio ci aiuti!" disse Sofron, il servitore, che pensava solo di fare il lavoro che il suo padrone gli aveva detto di fare. 

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CAPITOLO : II 
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CAPITOLO: XXII 
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